Tutto quello che avreste voluto sapere sulla psicologia…ma non avete mai osato chiedere !

Disturbo di panico o attacchi di panico??

Posted by federicapaterlini su 10 aprile 2009


giornalePerché un articolo su questa tematica? Credo che la dis-informazione…vada di pari passo, se non più velocemente, dell’informazione! Occorre interrogarsi sul perché, spesso, vengono sposate in toto teorie mediche che vedono la terapia solo farmacologica di questo disturbo..quando importanti studi controllati, scientifici, a livello internazionale, dimostrano l’efficacia della psicoterapia (in particolare di quella cognitivo-comportamentale) come trattamento che è stato in grado di presentare una documentazione che dimostra efficacia superiore ad altri trattamenti (Roth e Fonagy, APA Task Force, Nathan e Gorman…).

 

“Non scusare nulla, non occultare nulla, vedi e dì come stanno davvero le cose

– ma devi vedere ciò che getta una nuova luce sui fatti.”

L. Wittgenstein, Ricerche Filosofiche

 

Attacco di panico e disturbo di panico…la differenza c’è!

panicoUn Attacco di Panico corrisponde a un periodo preciso durante il quale vi è l’insorgenza improvvisa di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente. Durante questi attacchi sono presenti sintomi fisici come dispnea, palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazione di asfissia o di soffocamento, e paura di “impazzire” o di perdere il controllo (e altri…). L’attacco di panico può presentarsi una volta nella vita, in una particolare situazione, e non presentarsi più. Molti di noi possono, almeno una volta nella vita, aver sperimentato queste sensazioni senza per questo soffrire del disturbo.

La caratteristica essenziale del Disturbo di Panico è la presenza di Attacchi di Panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno 1 mese di preoccupazione persistente di avere un altro Attacco di Panico, preoccupazione sulle possibili implicazioni o conseguenze degli Attacchi di Panico o un significativo cambiamento di comportamento correlato agli attacchi (ad esempio: evitare alcune situazioni affollate, treni, non usare l’automobile e altre situazioni in cui può essere difficile chiedere aiuto). Non tutte le persone che soffrono per questo disturbo modificano il loro comportamento, ma è stato osservato che quando il disturbo si presenta per diverso tempo, prima o poi, le persone iniziano ad evitare le situazioni per paura di avere nuovi attacchi.

soloInizialmente si parlava di Agorafobia per indicare la paura di tutti gli spazi aperti o i posti pubblici (Fobia: paura, Agorà:piazza del mercato). Recenti ricerche mostrano che questa paura non è primaria ma è la conseguenza di una paura sottostante, quella di avere una crisi d’ansia (attacco di panico), indipendentemente dal luogo in cui si manifesta. In sostanza può essere considerata come una condizione di paura degli attacchi di panico che ha, come conseguenza, l’evitamento delle situazioni o attività che, secondo chi ne soffre, potrebbero provocare attacchi di panico o situazioni di imbarazzo in caso di attacchi di panico.

 

 

 

 

 

 

PANICO

SENSAZIONI

SINTOMI FISICI

In breve tempo:

 

– sentirsi agitati e/o

– a disagio e/o

– spaventati e/o ansiosi

 

In una situazione in cui, altre persone non si sentirebbero in questo modo

– Respiro affannoso

– Palpitazioni

– Vertigini, giramenti di testa

– Formicolii a mani e piedi

– Senso di costrizione o dolore al torace

– Senso di soffocamento, mancanza d’aria

– Sensazione di svenire

– Sudorazione

– Tremori

– Vampate di caldo o freddo

– Bocca secca

– Nodo allo stomaco, nausea

– Debolezza gambe

– Visione annebbiata

– Tensione muscolare

– Impressione di non riuscire a pensare chiaramente o parlare

– Impressione che le cose intorno non siano reali

– paura di morire, perdere il controllo, comportarsi in modo bizzarro

Come si sviluppano?

Quasi sempre il primo attacco si manifesta in situazioni di alta tensione o stress. I fattori stressanti sono distinti in due categorie:

– fattori stressanti psicologici: per esempio conflitti coniugali o familiari, morte di un parente o malattia in famiglia, problemi sentimentali, finanziari o pressioni sul lavoro.

– fattori stressanti fisici: come la presenza di malattie fisiche, esaurimento da troppo lavoro, mancanza di sonno, uso di droghe o alcolici, ipoglicemia, fine di un’influenza (si è debilitati).

 

Entrambi questi fattori possono portare, non in modo inevitabile, a sperimentare ANSIA. Anche quando questa si manifesta non sempre è seguita da un attacco di panico, inoltre, si possono avere anche attacchi di panico quando l’ansia appare lieve e i fattori stressanti poco visibili.

 

E dopo??

Le persone imparano in fretta a riconoscere le situazioni in cui è più facile che si sviluppi un attacco di panico o quelle in cui è più pericoloso o imbarazzante. Ad esempio: treni, autobus, ascensori sono spesso temuti in quanto se si avesse un attacco di panico bisognerebbe comunque aspettare che si fermino..non è possibile fuggire immediatamente dalla situazione. Anche in fila alle casse o all’interno di un negozio o nel traffico ci sono le stesse difficoltà. Se, invece, la paura è quella di non poter essere aiutati sarà situazione rischiosa l’essere in casa soli o viaggiare su strade deserte. Se il timore sarà di essere presi in giro saranno scelte come, maggiormente probabili situazioni in cui sono presenti altre persone. Tutto questo accade perché ognuno di noi cerca di dare delle spiegazioni a ciò che gli succede. Quello che accade in questi casi è che nel 90% dei casi la persona non riesce a darsi la spiegazione reale, cioè che causa di questo stato è l’ansia, l’iperventilazione…,ma lo attribuisce, erroneamente, alla situazione in cui è avvenuto (questo processo avviene per condizionamento). Un’altra situazione che spesso si presenta è che, dopo l’instaurarsi di una prima paura se ne formano altre; entro una settimana dal primo attacco di panico il 30% delle persone sviluppano più di una paura situazionale (es: andare al supermercato e al cinema..).

 

Quanto abbiamo detto fin’ora non è così difficile da osservare in noi stessi o in chi ci sta vicino, ci sono, invece, altre situazioni che non sono così evidenti. Alcune persone possono sviluppare delle abitudini che li aiutano, nel breve tempo, a controllare l’ansia, ma che, a lungo andare non riescono più a farne a meno (esempio: non uscire senza i farmaci per l’ansia, evitare sforzi, evitare luoghi caldi o freddi, evitare di vedere film emozionanti, mettersi a contare oggetti che si vedono…etc…).

 

Perché in alcune persone l’ansia porta a sviluppare l’attacco di panico ed in altre, invece, no?????

La risposta a questa domanda è complessa. La premessa, in generale a tutte le difficoltà e disturbi, è sempre la presenza di aspetti multifattoriali che portano allo sviluppo del disturbo. Non esista mai una sola ed unica causa per l’insorgenza di un disturbo ma è sempre la concomitante presenza di diversi fattori, ambientali e non.

La ricerca psicologica ha messo in luce che, i motivi per cui alcune persone arrivano a sperimentare attacchi di panico e altre no, le persone che si attivano più facilmente di fronte alle situazioni lo possono fare per:

1) la presenza di situazioni stressanti

2) l’iperventilazione (respirazione accelerata)

3) personalità individuale

 

iperventilareL’ iperventilazione (respirare troppo velocemente e/o in modo troppo profondo) è un fenomeno importante nella risposta di attacco-fuga nei disturbi di panico. La risposta di attacco-fuga è una normale risposta, primitiva, che prepara l’uomo a difendersi dalla fonte di paura mediante uno sforzo fisico. Di fronte allo stimolo che produce la reazione di paura si ha un’attivazione fisiologica (aumento battito, aumento frequenza respiratoria…) che ci fanno sentire da una parte la spinta di fuggire o difenderci e dall’altra grande energia per farlo. Nei disturbi di panico il fenomeno dell’iperventilazione peggiora i sintomi. Questo è dovuto ad un disequilibrio della concentrazione di ossigeno e anidride carbonica nel sangue. È importante conoscere alcuni sintomi dell’iperventilazione: senso di mancanza d’aria (uno dei sintomi peggiori e che può portare la persona a respirare ancora più profondamente peggiorando il sintomo), testa leggera, stordimento, irrealtà, stranezza, confusione, tachicardia, formicolii, mani sudate, bocca e gola secca, rigidità. Quando dura a lungo si può provare: vertigini, nausea, fatica a respirare.

Spesso questa sintomatologia viene interpretata come una possibile malattia (ad esempio cardiaca) ma in realtà non è pericolosa e fa parte di una normale risposta fisiologica.

 

La personalità è il modo in cui, solitamente, le persone reagiscono alle situazioni, come si comportano. Spesso chi soffre o ha sofferto di attacchi di panico si descrive come una persona sensibile, emotiva, nervosa. È sicuramente positivo avere una personalità di questo tipo per la capacità di capire gli altri ma può portare anche svantaggi perché la tendenza preoccuparsi predispone agli attacchi di panico. Persone di questo tipo tendono a rispondere allo stress con reazioni fisiologiche intense e sono, per questo, più vulnerabili.

 

Ansia e…pregiudizi!

Quando si prova ansia si ha spesso paura di non riuscire a controllarla o che possa condurre a problemi fisici e/o mentali. Il pericolo è che si crei un circolo vizioso per cui se sono in ansia ed interpreto ciò che mi sta accadendo come una ulteriore minaccia avrò un aumento dei sintomi. Alla luce di questa considerazione è utile provare a sfatare qualche mito sulle conseguenze dell’ansia!

 

“Temo di impazzire”: la persona teme di esser diventata schizofrenica, nonostante la differenza tra ansia e schizofrenia sia molta. L’insorgenza è diversa: gli attacchi di panico insorgono all’improvviso e possono ripetersi mentre la schizofrenia inizia gradualmente. Nella schizofrenia ci sono deliri (convinzioni, pensieri strani come l’esser chiamati dalla CIA..) e allucinazioni. La schizofrenia ha origine genetica e insorge prima dei 25 anni…

 

“Avevo l’impressione di non controllare più le mie azioni”: significa pensare di non avere il controllo delle proprie azioni, fare cose strane o imbarazzanti (aggredire, dire oscenità). La reazione di ansia, se non si è di fronte ad uno stimolo fisico pericoloso, porta a sentirsi confusi, strani, irreali e come costretti a muoversi, fuggire. In realtà si è in grado di decidere cosa fare.

 

palpitazioni“Aiuto, sto per avere un infarto”: sentire fatica a respirare, costrizione al petto e dolore toracico può far pensare a un infarto. In realtà la differenza con i sintomi dell’ischemia cardiaca è che essi si presentano con uno sforzo fisico e migliorano con il riposo, inoltre nell’ischemia cardiaca cambia l’attività elettrica del cuore mentre nell’attacco di panico si modifica solo la frequenza cardiaca. Un elettrocardiogramma normale può portare il medico specialista ad escludere la presenza di cardiopatie.

 

Federica Paterlini e Lorena Torresan

 

 

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